GREEN ECONOMY CONSULENZA COLTIVAZIONE BAMBU' GIGANTE

Il bambù,  una risorsa naturale e sostenibile dal potenziale economico molto elevato,  facile da coltivare, leggero da trasportare ed estremamente versatile. 
Esperti ed economisti internazionali ne sottolineano gli innumerevoli sbocchi commerciali. 
Nella nostra società siamo destinati a inquinare in ogni fase della nostra vita sia che produciamo o che consumiamo, ma anche nella realizzazione di qualsiasi opera o attività , anche il nostro semplice respirare produce anidride carbonica (CO2).                                                                             L'energia che noi consumiamo tutti i giorni viene prodotta inquinando e seppure ci si avvalga oggi, almeno in parte, di Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), anch'esse nel processo produttivo dei pannelli, delle pale eoliche, di turbine o motori producono inquinamento e lo produrranno al termine del loro ciclo produttivo .
In questo scenario una considerazione vale più di tutte:  l'agricoltura ci sostenta e la terra ha bisogno che si mantengano giusti equilibri per non incorrere in:
- SURRISCALDAMENTO ED EFFETTO SERRA,                                                                         
- IMPOVERIMENTO DEI TERRENI FINO A DESERTIFICAZIONE,                                                                     
- DISSESTO IDROGEOLOGICO con conseguenti smottamenti, frane ed effetti devastanti da alluvioni .

La Comunità Europea con il PSR (Piano di Sviluppo Rurale) 2014-2020 è entrata in una nuova consapevolezza di tutto questo ,ha modificato il proprio approccio verso gli "addetti" ai lavori del mondo agricolo: non basta più essere agricoltori, ma si punta ad avere una maggiore coscienza, attenzione, eticità e sostenibilità .                             
La UE destina oggi i fondi della nuova PAC (Politica Agricola Comune) a tale scopo.

Il bambù risponde in modo ottimale le esigenze di eticità e sostenibilità:
    - E' una coltura forte dotata di naturali sostanze antibatteriche e antimicotiche che bloccano lo sviluppo di dannosi parassiti e non richiede l'utilizzo di pesticidi o altri trattamenti chimici. 
    - Non richiede grandi quantità di acqua e consente l'uso razionale dell'irrigazione (prediletta quella a goccia) e delle concimazioni (superflue se pensiamo al suo ciclo naturale di perdita stagionale delle foglie che oltre a fornire una valida pacciamatura si trasforma anche un ottimo fertilizzante).
    - E' una coltivazione azotante e migliora la qualità del suolo.
    - Previene gli effetti dell'erosione con i suoi rizomi (radici) di tipo leptomorfo (strisciante).
    - Purifica il terreno da qualsiasi inquinante anche chimico filtrando inoltre e depurando le acque reflue.
    - Ha una crescita rapidissima, in soli due mesi si ha un culmo formato per diametro ed altezza
    - Il ciclo produttivo è altrettanto rapido: il taglio avviene, solo dopo 1 anno per essere impiegato nell'industria tessile o della carta, dopo 3-4 anni per quasi tutti gli altri usi artigianali ed industriali da legno pregiato
    - Ha un utilizzo totale senza alcuno spreco, non a caso viene considerato il "maiale verde" dalle foglie alle radici, dal culmo ai germogli tutto ha valore produttivo
    - Ha proprietà eccezionali sia per l'alimentazione sia come materiale per gli innumerevoli utilizzi. E' considerato "l'acciaio vegetale"
    - Ha una capacità incredibile di assorbire anidride carbonica (CO2), si stima infatti un assorbimento di CO2 pari a 1200 ton all'ettaro annualmente, il più alto al mondo,rilasciando ossigeno e depurando l'aria .

Possiamo già concludere che quello del BAMBU' è un business ETICO e SOSTENIBILE  e beneficia di altre caratteristiche eccellenti:
    - Versatilità con oltre 1500 utilizzi
    - Copre contemporaneamente sia il settore alimentare che quello industriale e artigiano con proprietà eccezionali in entrambe
    - Contrasta lo sfruttamento delle aree boschive soggette a brutale deforestazione con un legno pregiato dal ciclo produttivo rapidissimo e quindi veramente rinnovabile e  sostenibile.
        - E' impiegato per il recupero di siti e terreni inquinati, ideale nella messa a dimora della ricopertura delle discariche ambientali.


Dal punto di vista ambientale si parla di deforestazione quando un disboscamento, cioè la soppressione delle specie vegetali che costituiscono un'area boschiva, assume proporzioni maggiori sia in termini durata che di espansione territoriale. Il termine assume perciò una connotazione negativa poiché legato all'eliminazione delle aree verdi del nostro pianeta, incapaci di rigenerasi confronto alla velocità con cui vengono sfruttate dall'industria e dall'agricoltura.
Diversi sono i fenomeni climatici e ambientali sui quali ricadono le disastrose conseguenze della deforestazione:    

1) Surriscaldamento globale (global warming): poiché la vegetazione è in grado di equilibrare il livello di anidride carbonica presente nell'aria, una delle conseguenze più rilevanti della loro sparizione è data dall'innalzamento della quantità di questo gas serra all'interno dell'atmosfera, evento responsabile anche del fenomeno atmosferico climatico dell'effetto serra.     

2) Biodiversità: evento di enorme gravità per cui si rischia la sparizione di molte delle specie animali e vegetali di cui è composta un'area forestale, che perde così la sua varietà genetica, impedendo all'uomo la ricerca di nuove e future opportunità scientifiche.    

3) Idrogeologia: poiché gli alberi sorreggono il terreno, anche il loro minimo abbattimento provoca il mutamento dell'intero equilibrio del suolo, maggiormente sottoposto al rischio di alluvioni, smottamenti e frane.    

4)  Clima: la deforestazione di grosse porzioni verdi della Terra produce grosse conseguenze sul fenomeno dell'evapotraspirazione, cioè il livello di vapore emesso nell'aria. Ciò conduce a cambiamenti nello spostamento dei venti all'interno di un'area, le cui condizioni atmosferiche sono perciò soggette a diverse tipologie di trasformazioni; ma anche a mutazioni della temperatura, del tasso di umidità e in misura minore della pressione atmosferica.     

5)  Desertificazione: che conduce al completo impoverimento dei territori più aridi.    

La FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) ha stimato che durante il decennio iniziato negli anni '90 si sono abbattuti circa 8,3 milioni di ettari ogni anno, una deforestazione che si è andata riducendo dal 2000 al 2010, quando sono stati poco più di 5 gli ettari di foreste all'anno andati perduti. Numeri che sembrano rassicurare ma che restano comunque lontani anni luce dal concetto di sostenibilità ambientale.
Secondo alcune stime, negli anni Ottanta le foreste pluviali venivano abbattute a un ritmo di 20 ha/min e ogni anno venivano disboscati più di 200.000 km2. Nel 1993, i dati raccolti dai satelliti hanno confermato che, nella sola Amazzonia, le foreste venivano distrutte a un ritmo di 15.000 km2/anno! Il degrado di molte aree forestali,determinano una crescita importante nelle richieste di aree protette, nell'attuazione di sistemi di gestione sviluppo sostenibile. Nel Canada e, in particolare, nella Columbia Britannica, dove ogni anno vengono abbattuti circa 2200 km2 di foreste (in pratica, l'1% del patrimonio forestale locale sfruttabile commercialmente), le autorità locali sono corse ai ripari e fin dal 1987 hanno imposto alle imprese che si occupano del taglio e del trasporto dei tronchi di ripiantare le aree diboscate entro cinque anni dal disboscamento, forse unica soluzione a tutto ciò.
La deforestazione delle foreste tropicali è un problema che ogni giorno prende risvolti sempre più drammatici. Correre ai ripari significa chiarire il coacervo giuridico intorno alla proprietà delle aree boschive ed incrementare le iniziative di sensibilizzazione sul fenomeno. Le azioni possibili devono muoversi, oltre che sul piano della conservazione del patrimonio ambientale, anche a partire da politiche di controllo e certificazione del legname. Prima che sia troppo tardi.
Attentare alla salute e, in definitiva, alla vita vera e propria delle foreste tropicali è una pratica perpetrata da decenni con il risultato che ogni anno milioni di ettari sono letteralmente cancellati per fare spazio all’ agricoltura, alla pastorizia e, di recente alla coltivazione di cerealicoli come la colza, utili per produrre biocarburanti.
La lotta contro il disboscamento passa imprescindibilmente sulla capacità di gestire con coscienza l’intero patrimonio ambientale mondiale. Questo non significa trasformare le foreste in santuari inviolabili, ma riuscire a rendere conscio  concretamente l’indotto che lucra sul mercato del legname. Gran parte del problema, infatti, sta nell’ ignoranza o nell’ indifferenza diffusa dei mercati occidentali della carta e del legname sulla provenienza dei prodotti dalle aree certificate.